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Il racconto di Francesca Buratti ex-studentessa di Fashion Archive

Francesca Buratti si è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi in Biblioteconomia a Milano. Successivamente ha frequentato il nostro corso in Introduction to Fashion Archive, coordinato da Grazia Venneri e in collaborazione con la Fondazione Ferré. Grazie al suo curriculum e attraverso il servizio Careers & Placement dell’Accademia, ha iniziato una collaborazione nell’Archivio della Fondazione Ferragamo a Firenze.

Francesca, perché oggi l’archivio ha un ruolo così importante nella moda?

C’è una differenza fondamentale tra un magazzino prodotto ed un archivio fruibile e ben organizzato, anche se all’apparenza possono sembrare simili: il significato che gli si attribuisce arriva dall’interno.
Partendo dalla figura dell’Heritage manager si può capire perché oggi, attraverso l’archivio, prende vita una sensibilità che deve essere riferimento per tutta l’azienda, e dare consapevolezza dell’importanza dello stesso come custode dei valori del Brand, e vero centro propulsore per il creativo. Tutto ciò non può ovviamente prescindere dal rigoroso lavoro quotidiano di inventario, catalogazione, studio e ricerca per restituire al meglio il linguaggio della moda che si vuole portare avanti e mostrare al pubblico. Fortunatamente, confrontandomi con i miei compagni del corso Introduction to Fashion Archive e considerando alcune delle realtà della moda, abbiamo potuto constatare quanto l’archivio venga negli ultimi tempi considerato e valorizzato da un numero sempre maggiore di brand ed aziende.

Di cosa ti occupi oggi e qual è stato il tuo percorso di studi?

Dopo il diploma scientifico e laureata in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano con una tesi in Biblioteconomia; la passione per l’archivistica è arrivata solo durante questo percorso, e uno Stage nell’archivio di un’azienda tessile mi ha condotta verso la specializzazione in questa nuova figura del Fashion Heritage manager.
Sto attualmente lavorando presso l’Archivio della Fondazione Ferragamo, a Firenze. Seppur formativa, l’esperienza è di immenso valore: ogni giorno ho la possibilità di occuparmi dei prodotti e del patrimonio di documenti, schizzi e fotografie, tesoro dell’azienda e soprattutto punto di partenza per il reparto Creations; la cooperazione quotidiana con il Museo Salvatore Ferragamo è di grande stimolo per la ricerca documentale e fotografica dei grandi temi che il fondatore e l’azienda hanno portato avanti nel tempo, e che si vogliono raccontare attraverso storie che partono proprio dall’archivio.
Il delicato compito dell’archivista credo sia nascosto proprio qui: nel riuscire a restituire nel modo più oggettivo e dettagliato possibile un’informazione, un avvenimento o anche solo un dato di un prodotto rivelandone la ricchezza, le storie che racchiude, le relazioni e i collegamenti con il presente. Ancora meglio: l’archivio, se ben organizzato, è presente.

In che modo il corso di specializzazione in Introduction to Fashion Archive ha arricchito le tue competenze?

Introduction to fashion Archive è stato fondamentale nel mio percorso formativo: l’approccio della Coordinatrice e le modalità del corso sono state a mio parere la chiave per estrapolare da un programma di base delle competenze realmente pratiche e reimpiegabili sul lavoro. Il corso, partendo dalle esperienze della docente e dei partecipanti, passa da una classica lezione frontale a un momento di confronto molto stimolante, attraversando il progetto che l’Accademia Costume & Moda ci ha permesso di svolgere presso la Fondazione Ferré: quest’ultimo è stato davvero un case study realistico, con tutte le variabili che si possono trovare in un archivio, corrente o storico che sia, in cui sono importanti le competenze ‘da manuale’ ma soprattutto l’esperienza, che proprio l’Accademia mi ha lasciato. Conoscere questa realtà dall’interno e poterne sviluppare nuovi contenuti, idee e concetti attraverso un metodo condiviso e considerazioni fatte ‘dal vero’ è stato davvero di grande significato e sono riuscita a farlo mio.
Ultimo, ma non meno importante, il confronto con ospiti professionisti del settore è stato di grande stimolo e d’ispirazione per il futuro e per i diversi percorsi professionali verso cui potersi indirizzare.

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