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ACM GOES TO SANREMO – Mario Celentano firma i costumi de “Il Sogno di Simon Boccanegra”

Il nostro ex alunno Mario Celentano, laureato nel nostro Diploma Accademico di Primo Livello in Costume e Moda, ha curato i costumi dello spettacolo Il Sogno di Simon Boccanegra, che, dopo il successo riscosso a Roma, il Teatro Patologico è stato invitato a esibirsi alla 75esima edizione del Festival di Sanremo, il più importante festival della canzone italiana, portando sul prestigioso palco dell’Ariston la loro straordinaria esperienza di teatro-terapia e inclusione

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Un progetto rivoluzionario nel panorama teatrale italiano

Lo spettacolo, diretto e adattato da Dario D’Ambrosi, rappresenta una pietra miliare nel panorama teatrale italiano, segnando la prima collaborazione tra un ente lirico e una compagnia composta da attori con disabilità psichiche e fisiche.

Lo spettacolo ha avuto prima luce andando in scena al Teatro Nazionale di Roma, prodotto dal Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con il Teatro Patologico.

Questa produzione innovativa ha dimostrato come l’arte possa essere un potente strumento di inclusione sociale. Questo traguardo sottolinea l’importanza dell’arte come mezzo per abbattere le barriere e valorizzare la diversità.

Il contributo di Mario Celentano

Mario Celentano, formatosi presso Accademia Costume & Moda, ha contribuito in modo significativo a questa produzione nell’ideazione dei costumi di scena, dimostrando l’eccellenza della formazione ricevuta e l’impatto positivo che i nostri ex studenti hanno nel mondo dello spettacolo.

Come sei arrivato a collaborare a questo progetto?

“Lavorando nella Sartoria del Teatro dell’Opera di Roma ormai da due anni, fra le tante produzioni che seguiamo, c’era anche la collaborazione con il Teatro Patologico che, per motivi imprevisti, non possedeva un Costumista. Il capo servizio Sartoria del Teatro dell’Opera, Anna Biagiotti, mi ha chiesto se fossi interessato ad occuparmene. Ho colto la palla al balzo e ho deciso di intraprendere questo meraviglioso viaggio.”

“Il primo giorno che mi sono recato al Teatro Patologico, entro in sala e trovo i ragazzi che cantano intorno a una pianola, iniziando a intonare il pezzo che avete ascoltato al Festival di Sanremo, ‘La Vita è Musica’. Dopo dieci secondi ero in lacrime e son dovuto uscire.”

Qual è stata la sfida più grande nel realizzare i costumi per questo spettacolo?

“Sicuramente il tempo: una riunione velocissima col team creativo e col Regista, quattro giorni per ideare l’impronta che desideravo dare ai costumi e diciotto giorni per realizzarli, facendoli diventare realtà.”

“Altra sfida emotiva sono state le Prove Costume in Teatro. Quei momenti erano carichi di solennità, possedevano un valore esperienziale importante, destinati a diventare ricordi indimenticabili. Alla fine eravamo tutti con gli occhi lucidi.”

Nella fase di realizzazione, Mario è stato affiancato da cinque sarte meravigliosePina (la nostra Boss), Carolay, Reem, Assunta e Sara, con le quali ha condiviso e affrontato questo progetto come se fosse una missione. Il risultato? 24 costumi, 24 anime che hanno preso vita una volta indossati da questi immensi artisti.

In che modo la formazione presso Accademia Costume & Moda ti ha preparato per un progetto così importante?

“Accademia Costume & Moda ha fortificato in me una qualità fondamentale per affrontare tipologie di lavoro come queste: la capacità di gestire lo stress lavorativo, mantenere i nervi saldi e la concentrazione anche quando le scadenze diventano insostenibili. La resilienza, il saper risolvere in maniera dinamica, efficace ed efficiente ogni tipo di complicazione.”

Cosa significa per te aver lavorato a una produzione così innovativa e inclusiva?

“Ormai lo dico di ogni nuova esperienza che sto facendo, e potrei risultare ripetitivo, ma è stata una collaborazione che umanamente mi ha segnato molto.”

“Credo fermamente che questo mestiere sia carico di una particolare responsabilità, ovvero quella di contribuire alla creazione di immagini autentiche. Oggi siamo tartassati di immagini spazzatura e indigeribili: è importante formulare una verità visiva che consenta di apprezzare la realtà per quella che è. E penso che non esista autenticità più grande di questi splendidi ragazzi.”

“Aver avuto la possibilità di collaborare con loro è stato emotivamente impegnativo ed interessante, ma soprattutto ha rialimentato in me una fiamma che si stava affievolendo: l’entusiasmo di vivere intensamente questa vita. Perché la vita è meravigliosa e questi ragazzi ne sono la dimostrazione.”


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