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Andrea, diversi anni ormai che coordini l’area del Design del Costume qui in Accademia eppure sempre un nuovo entusiasmo ogni volta che inizia un anno Accademico, perché?

Credo nei ragazzi e nella possibilità che, guidati con idee chiare e criterio, possano dare dei grandi risultati. Il mio compito è guidarli a divenire “una giovane figura professionale” pronta ad entrare “nel mondo del lavoro e rispondere alle richieste di questo ambiente”. L’entusiasmo è parte integrante della mia persona che si esalta davanti ad ogni sfida.

Studiare costume in un percorso triennale unitamente alla moda, come è il caso del Diploma Accademico di I° livello in Costume e Moda ( 180 crediti formativi ECTS), che differenza apporta rispetto ad un triennio di solo Fashion Design?

Il costume è, per prima cosa, un arricchimento culturale. Non si tratta di una semplicistica  conoscenza di una moda di ieri, ma dello studio di una società di ieri, che in qualche modo si ripete. Da qui si scoprono le motivazioni sociali, economiche, politiche e culturali che portano all’evoluzione dell’abbigliamento. Se a questo aggiungiamo il costume per lo spettacolo, che per sua natura deve studiare la psicologia umana, si comprende perfettamente il valore aggiunto che lo studio del costume apporta anche a chi si occupa solo di Moda.

Da due anni è stato introdotto anche un master di I° livello “L’Arte e il Mestiere del Costumista per l’opera lirica e il balletto” ; a chi si rivolge e quali sono i requisiti del candidato?

A chi ama lo spettacolo in ogni sua forma: Cinema, balletto, Opera lirica, Prosa, Fiction ecc. I requisiti sono un grande amore per lo spettacolo, una ferrea volontà ed una voglia di sacrificio per raggiungere una meta, quella del costumista. Per quanto riguarda il percorso di studi effettuati non è preferenziale aver studiato nel campo delle arti, della Letteratura e altre discipline umanistiche. Per noi è fondamentale la passione e la forte motivazione che il candidato possiede.

Cosa vuol dire essere un costumista?

Domanda complessa. Sinteticamente mi sento di affermare che un costumista è, prima di tutto, un creativo e al tempo stesso dotato di grande conoscenza sui materiali sartoriali, di pellami e di metallerie di tutti i tempi. Deve conoscere il taglio e la confezione contemporanei e soprattutto d’epoca. Avere una grande apertura mentale è fondamentale oltre che essere un manager (nel senso contemporaneo del termine) dovendo dirigere personale, redigere budget e conoscere i costi di produzione. Dulcis in fundo, essere psicologo, sia per la parte creativa al fine di studiare e creare i caratteri dei personaggi

Dopo una lunga e rinomata carriera come costumista, è un mestiere che consiglieresti? E se sì, quali suggerimenti ti senti di dare ?

Si lo consiglierei, ovviamente a chi è portato per questo genere di attività, che ripeto non è per tutti. Il consiglio principe è sempre lo stesso: tanta umiltà, tanta dedizione, e tanto studio niente più e niente di meno di quello di un medico.

Dal tuo punto di vista cosa unisce la Moda al Costume e quali, se ci sono, i punti di distanza?

Li unisce il corpo umano da vestire, i materiali, e le tecniche sartoriali. Per il resto sono due mondi completamente diversi perché è diverso il “fine”, l’utilizzo che se ne fa del prodotto.

Potendo tornare indietro, rifaresti lo stesso percorso ?

A parte i normali errori che si capiscono con l’età, sì rifarei la stessa strada !

Studiare il Costume a Roma, perché?

A Roma si è stabilizzato il nostro cinema, in seguito esploso in un modo da essere tutt’ora punto di riferimento per l’attuale cinematografia mondiale ed anche qui si sono sviluppate le maggiori sartorie cinematografiche.